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Corriere di Gela | Il santuario dimenticato
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notizia del 05/09/2011 messa in rete alle 21:34:36
Il santuario dimenticato

La tendenza ad omologare il comune sentire porta a trascurare i resti di un passato capace di materializzare i comuni riferimenti e di rendere tangibili la cultura e il senso della comune appartenenza.

A Gela è in atto, a partire dalla fine degli anni cinquanta, in coincidenza con la costruzione del petrolchimico, una devastazione generalizzata della memoria cittadina in modi e quantità che ha pochi eguali in Italia. Osserviamo sull’ingresso della Biblioteca del Congresso di Washington una scritta che regala al visitatore il senso di quella importante istituzione: "Nel passato troverai il futuro" e ci chiediamo, con una certa amarezza, quale futuro possiamo costruire se ogni nostra azione, con poche eccezioni, tende a distruggere ciò che siamo stati sino a perderne definitivamente la memoria?

Come possiamo percepire e comprendere il senso del nostro operare se i pochi collezionisti, ricercatori o semplici appassionati sono considerati poco più che visionari?
E se consideriamo velleitari quanti pretendono di recuperare un Pontile decadente, la Conchiglia distrutta, l'area archeologica dell'ex Ospizio Marino, il Santuario dell'Alemanna, la Torre di avvistamento in contrada Manfria dopo avere distrutto tutte le altre e addirittura di trasformare l'apparente irrecuperabile quartiere Margi e Settefarine in quartieri modello, come pensiamo di poter progettare il nostro futuro?

Ho appena visitato il sito della chiesa/santuario della Madonna dell'Alemanna con l'angustia per la disputa su un luogo particolarmente significativo per la memoria gelese. Ho visitato quel luogo portandomi dietro la notizia sul portale caduto, ma la Chiesa era chiusa. Sui gradini di accesso al Sagrato alcune candele rosse e numerosi lucchetti appesi alla cancellata indicavano che la chiusura non era recente. L'antico Tempio lacerato e attraversato da importanti squarci strutturali osservava il portale ancora a terra in attesa che lo si riporti a nuova vita. Non ho potuto fare a meno di ripensare a quel luogo com’era molti anni fa, semplice, capace di suscitare forti emozioni come può esserlo un luogo che per secoli aveva conservato e protetto la Sacra effige della protettrice della città. Sono tornato all'oggi e ho visto l'abbandono, il degrado, l'incuria, l'assenza di riguardo per un luogo sacro alla memoria della città credente e non credente.

In quel luogo c'è ancora “la buca” che i Frati Teutonici costruttori della Chiesa avevano scavato per nascondere il dipinto. In quella buca, che per secoli era stata la casa segreta della Madonna, la gente di Gela andava per inginocchiarsi e pregare, talvolta per piangere, spesso per chiedere una grazia per qualcuno o per qualcosa. In quel luogo era (è) possibile sentire accanto a se il divino. La “Madonna a Manna” aveva preservato Terranova dal terremoto del 1693 e dai violenti bombardamenti navali del 10 luglio 1943. Oggi, come allora, continua a dispensare, insieme al cristo della Chiesa del Carmine, la preziosa acqua per la coltivazione dei campi. Quel sito è da sempre dedicato al culto. Prima a Demetra, dea greca della fertilità e dell'abbondanza, protettrice delle messi. Poi la ricostruzione, nello stesso luogo, del Tempio cristiano, ad opera dei Frati guerrieri dell'Ordine Teutonico. Erano giunti quì, voluti dall’Imperatore Federico II, dalle Crociate, portando con se la Madonna delle Vittorie.

La distruzione della memoria collettiva avanzainesorabile, ma non è dovuta ad eventi ineluttabili. Occorre riaffermare le specificità culturali e in esse la comune identità religiosa. La preservazione dell'autenticità del comune sentire che conduce alla necessità della tutela, del recupero e della salvaguardia dei luoghi e delle peculiarità territoriali. Ciascuno compia il proprio dovere e svolga il ruolo che gli è stato assegnato con impegno e amore per il proprio territorio, un po’ meno per se stessi, se è possibile.

Non intendo entrare nella disputa sulla datazione del portale crollato. Non è poi così importante sapere che si tratti di opera d'arte, di monumento antico o di recente rifacimento. Ciò che conta è che si tratta di un luogo, scrigno della storia e della religiosità cittadina. Il portale va preservato per il suo alto valore religioso e testimoniale, a prescindere da ogni altra considerazione. Lasciarlo li a marcire e a morire definitivamente equivale a far morire una parte di noi stessi e a perpetuare un comportamento che ci porterà al definitivo inaridimento. E' un prezzo che la nostra città non può più permettersi di pagare. Abbiamo già distrutto troppi documenti, troppi reperti, troppi monumenti. Tombaroli, mercanti di reperti archeologici e ricettatori senza scrupoli hanno arrecato un danno incalcolabile alla città. Non sarà più possibile compensare il vuoto che hanno prodotto. A tutti noi mancherà per sempre il dono più prezioso: la conoscenza di ciò che siamo stati.

Per questo occorre non perdere il Santuario. Occorre recuperarlo e valorizzarlo. E’ necessario far rivivere i riti che tenevano insieme diverse chiese e diversi quartieri per un unica ricorrenza. fra pochi giorni è l'8 settembre e la Madonna degli Alemanni ci osserverà più severa di prima nell’attesa di un miracolo che, questa volta, noi potremmo fare a Lei, come segno di autentica devozione che non può non esprimersi che nella scelta di salvare e riedificare – finalmente – la sua casa. Non c'è altra scelta che questa se vogliamo trovare il filo conduttore che ci porterà fuori dal buio. La Chiesa ha grandi possibilità, ma proprio in virtù di questo, ha grandissime responsabilità. Collabori con la società civile e la pungoli per il bene collettivo. Anche per riedificare e per far rinascere il Santuario.


Autore : Francesco Salinitro

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