 |
notizia del 09/01/2005 messa in rete alle 20:11:54
Gela, i punti di forza e quelli di debolezza
Egregio Direttore,
in una mia recente nota, proponevo alla riflessione della scrittrice Silvana Grasso, la mia opinione sui punti strutturali di debolezza della città di Gela. Gradirei proseguire, profittando dell’opportunità offerta dalla “Tribuna aperta” del suo giornale, per esporre la mia opinione anche sui numerosi punti di forza che la città possiede e per suggerire l’idea che non è vero “che non ci sia più nulla da fare”, ma al contrario, che da fare ce n’è moltissimo e che il da fare possibile è di tale portata che è necessario iniziare subito valorizzando i punti di debolezza già enunciati e i tanti punti di forza che la città possiede. Si tratta di prerogative importanti non soltanto della città, ma dell’intero territorio circostante, dal quale non è possibile prescindere se si desidera agire concretamente.
Il petrolchimico, la piccola industria, il commercio e i trasporti.
Il complesso petrolchimico, una volta dismesso o quanto meno ridimensionato e ricondotto nell’alveo del rispetto ambientale e della salute pubblica, è uno dei punti di forza della città, ma lo è anche il porto isola (da consolidare e adeguare per renderlo idoneo a funzioni più ampie e diversificate), lo è la stazione di arrivo del metano proveniente dalla Libia e lo sono le infrastrutture autostradali e ferroviarie programmate a livello centrale ed europeo che pongono Gela e tutte le aree che si trovano lungo tale direttrice, in posizione nevralgica nei rapporti tra Europa e paesi africani e mediorientali.
Si tratta di realtà sulle quali è possibile incardinare forti azioni politiche ed economiche, tenendo presente la caratteristica attuale dello sviluppo economico europeo e mondiale che sta evolvendo rapidamente verso un recupero d’importanza strategica del mediterraneo. I traffici saranno sempre più basati sulla combinazione mare-ferro-gomma, le posizioni geograficamente strategiche, in questo contesto, saranno sempre più i perni dello sviluppo. Gela ha queste prerogative! Lo sviluppo non è da ricercare solo dentro la città, ma nella città e nel suo contesto territoriale prossimo oltre che nel contesto nazionale e internazionale. In fondo non è una novità, sino agli inizi del secolo scorso è stato il trasporto marittimo il punto di forza di Terranova (Gela), tanto che la città era sede necessaria di diversi consolati esteri. Attenti però a non farsi cogliere impreparati! Già una volta accadde, a cavallo fra gli anni ’50 e ’60 e il petrolchimico ha travolto la città, la sua cultura e la sua storia millenaria. Il porto petrolifero può divenire porto commerciale, industriale e passeggeri (già oggi è il secondo porto della Sicilia! pur se monoprodotto). L’enorme area del petrolchimico, una volta dismessa, può ospitare nuove realtà produttive e può divenire centro di movimentazione merci in un ambito intermodale di scambio. Parte dell’area può ospitare pannelli solari e/o fotovoltaici per la produzione di calore ed energia puliti. E’ una prospettiva possibile, ma richiede che le infrastrutture stradali, autostradali, portuali e ferroviarie già programmate in sede europea e nazionale, siano realizzate nei tempi previsti perché siano in grado di collegare l’area nella direzione di Catania, Siracusa, Agrigento, Palermo e Messina e da lì in direzione dei mercati del Nord Italia e dell’Europa. In questa prospettiva il ponte sullo stretto è addirittura una necessità nazionale prima che europea! Il paventato ingresso della Turchia nell’Unione potrebbe costituire una opportunità per i traffici nel mediterraneo o una concorrenza insidiosa per l’intera Italia perché il porto di Ankara potrebbe divenire lo snodo su cui far arrivare i prodotti dall’estremo oriente e da li, per ferrovia, giungere nel nord Europa senza passare per l’Italia.
L’azione di bonifica dell’area attuale del petrolchimico potrebbe creare, negli anni occorrenti a tale operazione, le professionalità necessarie per società specializzate in tale settore, attività questa sempre più richiesta dal mercato nazionale e internazionale, stante le molte fabbriche dimesse oggetto di trasformazione e di bonifica – purtroppo in tale ambito sembra che la città non abbia fatto una scelta oculata nell’accettare una transazione che libera, per pochi spiccioli, l’Eni, l’Agip e quanti si sono resi responsabili dei molti danni ambientali sino agli anni 70’ –. La comunità locale dovrà, necessariamente, accollarsi in futuro un onere molto più pesante dell’obolo ricevuto.
Il turismo. Il territorio di Gela ha da sempre una potenzialità impressionante dal punto di vista turistico a cominciare dal mare e dalla spiaggia di sabbia finissima e di ampiezza e caratteristiche invidiabili, ma anche l’altopiano di Montelungo, i resti archeologici d’importanza straordinaria, i musei (compreso quello che dovrà ospitare la nave greca), il porto turistico, la Torre di Manfria e il Castelluccio, il castello ducale, la pianura e la cornice montana, la riserva naturale Lipu del lago di Biviere, la sua storia, non ultimo, gli scavi in corso nell’area dell’ex bosco littorio, che stanno portando alla luce testimonianze straordinarie e sbalorditive come lo fu a suo tempo la scoperta delle mura timoleontee. Molti di questi siti necessitano di recupero e valorizzazione storica e culturale e perciò turistica e commerciale, quindi, fonte formidabile di lavoro.
Anche il territorio che circonda la città è di straordinaria capacità attrattiva, a Nord con il Monte Bubbonia, Butera, Piazza Armerina, Caltagirone, Niscemi; ad Ovest con Licata, Agrigento, Selinunte; ad Est con Siracusa, Camarina, Castello di Donna Fugata, tutte aree a loro volta con interessantissime aree circostanti e con una storia (antica e recente) fortemente intrecciata con Gela, che non dimentichiamolo, ha sempre fatto parte integrante della Val di Noto, sino alla sciagurata decisione di accorparla, innaturalmente, al territorio e alla storia nissena a cui ancora oggi non appartiene.
L’agricoltura. Tre sono, da sempre, i problemi di fondo dell’agricoltura siciliana e in particolare gelese. L’acqua, la commercializzazione del prodotto e le difficoltà di trasporto. Tutti e tre i problemi potrebbero trovare soluzione nel quadro prima descritto. La produzione agricola, potrebbe trovare sbocco nella piccola industria per la trasformazione dei suoi prodotti, che potrebbe a sua volta trovare sito nell’attuale area del petrolchimico una volta dimesso e i prodotti potrebbero facilmente essere trasportati nei luoghi di consumo utilizzando le infrastrutture programmate.
L’urbanistica. Le abitazioni realizzate disordinatamente e spesso abusivamente negli anni della costruzione dell’impianto petrolchimico hanno determinato una situazione urbana carente di servizi e priva degli standard urbanistici necessari. Qui la qualità della vita e delle strutture abitative e viabilistiche sono insopportabilmente scadenti. Eppure è proprio questa mediocrità che potrebbe offrire l’opportunità per un’architettura di qualità e per un’urbanistica capace e lungimirante. Esistono molti strumenti attuativi in grado di consentire azioni importanti di recupero e di risanamento, attivando risorse economiche private e pubbliche (regionali ed europee). Proprio Gela è nelle condizioni di raccogliere la sfida del rinnovamento urbanistico ed architettonico, demolendo senza rimpianti e ricostruendo per comparti più o meno ampi, con intelligenza progettuale e lungimiranza amministrativa, realizzando nuovi quartieri, coinvolgendo progettisti anche di livello internazionale e realizzando la nuova architettura della quale l’intera Sicilia ha scarse testimonianze. Gela può incamminarsi nel recupero e nella valorizzazione di ciò che ha, guardandosi indietro a com’eravamo, per “ripescare” le energie necessarie alla nuova progettualità, per questo un grazie a quanti ne hanno studiato i documenti e continuano a farlo.
Infine una piccola provocazione: perché non costruire un nuovo Palazzo Comunale in area da valorizzare di dimensioni consone alle necessità di una città di 80 mila abitanti? Perché non trasformare l’attuale municipio in Centro Museale Complesso anche recuperando i reperti gelesi esposti in altri musei? E la torre vetrata del Municipio perché non trasformarla in torre d’osservazione panoramica per i turisti?
Per concludere un accorato appello perché la città recuperi la cultura e per essa un edificio di altissimo valore simbolico, il Teatro, con l’auspicio che continui a chiamarsi “Eschilo” il cui nome è esso stesso simbolo internazionale del Teatro e affinché i cittadini possano concretamente percepire, al di là degli slogan, che si è intrapresa la giusta direzione di marcia.
Mi rendo conto che tutto ciò può essere percepito dai più come sogno o peggio, velleitarismo; bisogna non dimenticare mai però, che è il Sogno il motore della vita e un individuo e un popolo incapaci di farlo hanno già smesso di vivere. Bisogna che si prenda atto del fatto che si sono descritte fin qui solo possibilità concrete, perché esistono strumenti normativi e canali finanziari in grado di consentirle. E’ necessario però che l’intera classe dirigente locale, nessuno escluso, dai politici a qualsiasi schieramento appartengono, agli imprenditori, agli intellettuali, alle associazioni religiose, alle associazioni laiche, ai cittadini! se ne rendano conto, e siano in grado di attivare subito, ad ogni livello, le molte intelligenze di cui dispongono. E per coloro che auspicano che Gela diventi Provincia, non si aspettino da altri alcunché, comincino subito (ora, non domani) a pensare, agire e comportarsi come se già lo fosse, elaborando progetti comuni con le realtà territoriali circostanti. Gela inizi con il proporre la costituzione di Consorzi fra Comuni (non importa a quale Provincia appartengono) su diversi temi, ed elabori un progetto strategico generale di ambito territoriale vasto e multi direzionale, per proporre soluzioni condivise da far valere nelle opportune sedi con la forza che solo un Gruppo importante di comuni può avere.
Autore : Francesco Salinitro
» Altri articoli di Francesco Salinitro
|
|
 |
In Edicola |
|
Cerca |
Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
|
|