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notizia del 26/03/2007 messa in rete alle 17:18:40
Sul futuro di Gela diciamo la verità
Anche se sarò relegato nel mucchio degli “incoscienti, saccenti, presuntuosi e invasati”, non posso condividere quanto di anaccettabile scrive Antonio Corsello nella recente edizione di questo giornale del 10 Marzo scorso, sotto il titolo “quale futuro per Gela?”. Dico subito di avere buona stima di lui per il suo libero pensiero, vivace colto e coerente, ma non riesco a capire perché proprio lui che ha sempre manifestato con rabbia vibrante abusi e sopraffazione perpetrati in ogni tempo a danno di questa sfortunata e poco amata città; lui che ha stigmatizzato i torti pedissequamente subiti, come nel caso, per citarne solo uno della strada Caltanissetta-mare, falsamente denominata Caltanissetta-Gela; proprio lui ora si lascia andare in considerazione riduttive su questa città già tanto deturpata e per di più (altro torto) cancellata da tutti gli itinerari turistici. Personalmente ho sempre creduto che il futuro di Gela non doveva essere l’industria, bensì lo sviluppo turistico che ne era la vera vocazione naturale proprio per le bellezze invidiabili del territorio di cui la natura l’ha dotata e che gli odierni abitanti, lasciati alla deriva di un disordine deprecabile, hanno sfigurata e degradata.
Nondimeno, una splendida natura collinare, da cui si ammira da una parte l’immensità del mare e dall’altra la vasta pianura (seconda della Sicilia dopo quella di Catania), può dirsi “piatta”? Corsello scrive: “ma cosa può offrire di bellezze naturali la natura piatta di Gela… e cosa può offrire oltre le mura di Caposoprano, il Museo e gli scavi del Mulino a vento?” Egli, anche se ancora non era approdato a Gela, non può,non sapere che questa città, già prima del petrolchimico e fin dagli anni precedenti la guerra, era un Centro di 50 mila abitanti, di certo superiore al capoluogo di Caltanissetta; che la fertilissima piana era terra ubertosa di messi (detta granaio di Sicilia) e di cotone ed altre colture che venivano esportate per le vie del mare; che questo mare si affacciava su una spiaggia (lo steso Corsello la definisce “meravigliosa”) ricca di numerose imbarcazioni per la pesca e per la navigazione mercantile, dotata di artistici lidi balneari e di una “Conchiglia sul mare”, perla ammirevole di alta ingegneria, cui convenivano forestieri da ogni parte; che Gela di allora, un tempo Sottoprefettura e sede di presidio militare, disponeva di ville comunali tenute come salotti fiorentini, di diverse ville residenziali in questa zona di Caposoprano (ora devastata da folle cemento), di un teatro, di arene estive, di rinominato Liceo musicale, di un pontile sbarcatoio su cui si svolgevano le passeggiate serali; ma soprattutto offriva lealtà e ospitalità generosa a chi aveva il piacere di venire da fuori. Ora queste cose, che ho voluto evidenziare per chi non le conoscesse, non ci sono più.
E si può negare che queste erano le premesse certe di una attività turistica che stava per emergere, lungi dal pensare e prevedere che l’intervento del complesso industriale, peraltro sorto a poca distanza dall’abitato, l’avrebbe troncata sul nascere per fare posto alla “cattedrale nel deserto”? Da quel momento tutto è cambiato. Al cospetto delle luci rifulgenti sul mare, la Città apparve buia, i comportamenti umani di una volta furono travolti dalla voglia dirompente di facili arricchimenti personali che diedero luogo a fatti che tutti noi conosciamo; vennero sacrificati interessi comunitari di appartenenza e di orgoglio, i sentimenti più genuini di un popolo da sempre dedicato ai valori del rispetto, del lavoro e dell’onestà.
Concordo con Corsello sul colpevole asservimento di quei responsabili politici e non, i quali, la sua giustificazione per lo stesso motivo occupazionale della permanenza dello stabilimento “come male necessario”, deponendo così il suo stile battagliero e aderendo a quella mentalità individualista e rassegnata che opprime le più generali aspirazioni di crescita di questa città. Non è possibile, ed è veramente delittuoso, anteporre il lavoro di 1800-2000 persone (fra l’altro non tutte gelesi e comunque da salvaguardare diversamente e ad ogni costo) mettendo e repentaglio una popolazione di quasi 80 mila abitanti, passando sui cadaveri di molte persone morte di malattie tumorali in percentuale doppia rispetto al resto della Nazione intera, assistendo passivamente alle tristi condizioni di tanti bambini malformati. E’ forse problema nostro se l’Eni, che sfrutta il territorio senza nulla rendere, ha difficoltà di smaltire e dove smaltire il pet–coke e se, non utilizzando tale rifiuto, lo stabilimento diventerebbe ingestibile e antieconomico?
L’Eni non può, per il proprio tornaconto, colpire la salute dei gelesi. Intervenga lo Stato, la Regione e tutti quelli che hanno il potere! Nessuno in fondo vuole che lo stabilimento chiuda, ma è urgente pretendere che l’Eni, come ha fatto altrove, adotti tutti i provvedimenti necessari al fine di tutelare la vita dei cittadini. Lo dice lo stesso Corsello e con le stesse parole. Perché allora deplorare coloro che, pur non essendo gelesi, vogliono sostituirsi alla inerzia poco onorevole di noi gelesi (durante i 50 anni ed oltre dallo insediamento del petrolchimico) per protestare e reclamare i detti provvedimenti? Dovremmo ringraziarli, tranne che siano interventi elettoralistici. Modestamente ritengo che, nonostante tutto,la Città possa rinascere con la coesistenza e dello stabilimento (se si cambia rotta onde eliminare l’infausto inquinamento) e al tempo stesso della organizzazione e ripresa della risorsa turistica, produttiva di ben altro lavoro, di cui mi compiaccio essere “sognatore”.
E’ l’auspicio per i nostri figli.
Autore : Angelo Vitale
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