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Corriere di Gela | Salinitro a Stella Solito: “Il suo antenato resta un grande”
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notizia del 04/10/2008 messa in rete alle 13:11:40
Salinitro a Stella Solito: “Il suo antenato resta un grande”

Gentile Signora Stella Solito,
il confronto civile scava nelle coscienze e porta alla luce aspetti dimenticati e sbocchi inaspettati. La sua nota giunge inattesa, ma oltremodo gradita. Il dibattito sull’ex Ospizio era tra chi intendeva evitare l’abbattimento in difesa di ricordi giovanili e chi ne voleva la demolizione per realizzare la Radioterapia avendo già l’autorizzazione della Sovrintendenza. Sono intervenuto in coda alla querelle con l’intenzione di dare un mio contributo al dibattito per giungere ad individuare, se era possibile, criteri e metodi razionali per l’analisi e la valutazione dei siti. Perché questo? Perchè preoccupato che la Radioterapia gelese, così importante per alleviare le nuove sofferenze dei nostri concittadini, potesse trovare ostacoli alla sua realizzazione per ragioni, tutto sommato, non confrontabili con quelle della Radioterapia e perché non si procedesse alla demolizione dell’ex Ospizio senza aver stabilito i criteri che sottendono ad una decisione così grave, pena, dare il via libera ad ogni demolizione o, al contrario, all’impossibilità di demolire alcunché con il rischio di bloccare ogni iniziativa sia essa di rinnovamento o di tutela.
La preoccupazione per i rischi che corre la costruibilità della Radioterapia mi ha spinto ad allertare, chi ne ha la responsabilità, sui rischi di possibili ritrovamenti archeologici e a suggerire di individuare da subito un sito di riserva da dislocare in un luogo che dia certezza di realizzabilità contribuendo nello stesso tempo ad attenuare la mono funzionalità delle nostre periferie.
Suggerivo altresì una permuta Comune-Ospedale tale da consentire all’area dell’ex Ospizio di rimanere di proprietà pubblica e alla città riflessioni ulteriori prima di decidere del suo futuro. Nel merito, definivo quei ruderi privi di valenza artistica (ammetto che è un giudizio, ma del quale sono convinto) e al termine “ruderi”, per abitudine professionale, attribuisco di solito un significato neutro; lo definivo altresì di scarso valore storico, aggiungendo che “la valenza storica di un sito quanto più è alta, tanto più prevale sulle considerazioni economiche”, ma devo ammettere che non è semplice “misurare” il grado di storicità di un sito o di un’opera, ed è possibile che persone e gruppi diversi, chiamati a pronunciarsi sullo stesso tema, diano giudizi differenti.
A tal proposito, in un’altra occasione, avevo proposto di normare Criteri Operativi da discutere in Consiglio comunale.
La levatura morale e professionale del dottor Filippo Solito, quindi, non è mai stata in discussione, il tema è sempre stato l’immobile, non l’uomo che l’aveva voluto, d’altra parte le sue qualità personali non possono essere scalfite dall’eventuale demolizione di un edificio, pur da lui finanziato grazie alla generosità che gli derivava dall’avere scelto una professione difficile, vissuta come missione e condotta con spirito filantropico tipico dei grandi uomini del suo tempo, capaci di mettere al centro della propria esistenza non se stessi, ma gli altri.

Perdoni la mia presunzione, ma credo di comprendere le ragioni del suo risentimento, la pregherei, però, di distinguere tra la storia di un uomo, la cui grandezza è il risultato delle sue nobili azioni, che rimangono in ogni caso tali, e il destino di una delle sue opere materiali.
Credo che Lui sarebbe stato il primo a condividere la scelta di realizzare un’attività medica così importante come la Radioterapia e non si porrebbe per nulla la questione del sito, né della qualità architettonica e, ancor di più, se in sostituzione della costruzione da lui voluta.
E’ del tutto ovvio che per dare risposte a questi servizi non servono gli affreschi della Cappella Sistina, ma a noi serve la Pietà di Michelangelo per percepire la grandezza d’animo di un medico dell’umanità di Filippo Solito.
Non Le dico questo per piaggeria, ma perché serbo un infinito rispetto per la memoria di coloro che costituiscono la nostra identità comune, identità che Gela ha smarrito con la costruzione del petrolchimico e il conseguente arrivo repentino di migliaia di nuovi cittadini sino a far presumere ai più di vivere in una città senza passato, salvo quello remotissimo dei greci che spesso riecheggia lontano e inattuale.
E’ dovere di ognuno cercarla, recuperarla e valorizzarla questa benedetta identità. E’ una ricerca, però, che non può essere fine a se stessa, ma deve servire ad aiutarci a costruire gli strumenti per l’agire di oggi.
Per questo ho voluto curare la pubblicazione di un libro, proprio su questo tema, dal titolo inequivocabile: “Gela, l’identità perduta”, opera modesta, ma scritta con passione e amore per questa città e, spero, anche con il necessario distacco per consentire nuove riflessioni.
Gentile signora, dopo aver letto il suo scritto mi rimane il rammarico di non avere inserito in quel libro la storia del dottor Filippo Solito, il suo esempio generoso, è terribilmente necessario oggi, per far comprendere ai più che ciò che è bene per gli altri è bene anche per noi, ciò vale per molti aspetti della vita sociale e privata, ormai pervasa dall’eccesso d’individualismo e senso d'appartenenza, non alla città, ma a gruppi ristretti, spesso chiusi in se stessi, siano essi amicali, partitici o familiari.
Ciò porta ad una politica settoriale, al degrado e all’incuria dei luoghi pubblici e rende impercepibile il danno che si compie nei confronti di tutti e di se stessi abusando delle proprie prerogative, commettendo abusi edilizi convinti di compiere cosa giusta perché è per se stessi e per la propria famiglia e così tutti, abusivo e sua famiglia compresi, si rimane con abitazioni approssimative e incompiute, senza parchi, senza servizi ospedalieri, senza servizi scolastici, senza parcheggi, senza turisti e via dicendo.
Come vede, gentile Signora, un abisso dal pensiero e dai comportamenti umanitari del suo grande antenato.


Autore : Francesco Salinitro

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