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Corriere di Gela | Città sotto ricatto: il sindaco si affranchi dai “signorotti della politica”
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notizia del 08/10/2011 messa in rete alle 18:13:08
Città sotto ricatto: il sindaco si affranchi dai “signorotti della politica”

Leggiamo sulla stampa locale che il sindaco Angelo Fasulo ha chiamato a raccolta i parlamentari locali. Nessuno di questi ha risposto, fatta eccezione per l'on.le Donegani.
Il sindaco avrebbe voluto creare un’unità d'intenti con gli eletti nella sua città perché questa potesse ottenere le risposte che merita. Il timore del sindaco è, verosimilmente, che Gela possa perdere i finanziamenti promessi per il Museo dell’Antica Navigazione, per la Circonvallazione cittadina, per la riqualificazione del Lungomare e per il nuovo Porto. Preoccupazioni tutt'altro che peregrine. Temi strategici e decisivi quelli che il sindaco voleva discutere e mettere in sicurezza, ma gli “onorevoli” nostrani hanno deciso di disertare l'incontro.

Non conosciamo le ragioni politiche che sottendono la scelta di mettere il sindaco in difficoltà, ma non v'è dubbio che in questo momento qualcuno sta giocando una partita politica pesante a Gela, città da troppo tempo sotto ricatto.
Dell'Eni, per esempio, che ha sempre fatto ciò che ha voluto con il grimaldello della disoccupazione e ora con improntitudine e arroganza rifiuta di incontrare sindaco e giunta che glielo avevano chiesto (!). Gela ne esce umiliata da un episodio inaudito e intollerabile, ma che rileva rapporti di sudditanza inaccettabili fra Comune e Raffineria, rapporti che qualcuno ha consentito che nascessero e si consolidassero.

La pubblica Amministrazione possiede numerosi e solidi strumenti amministrativi, politici e legali per gestire le aziende che operano sul suo territorio, strumenti che, evidentemente, il Comune non utilizza.
Mi chiedo quando accadrà che si possa andare ad elezioni senza che i candidati vadano a chiedere sostegno elettorale ad un’Azienda che non intende contribuire allo sviluppo della città. Un’Azienda che ha utilizzato a piene mani le risorse di questo territorio, distribuendo in cambio sofferenze e restituendo una parte miserrima delle risorse che ha incamerato in mezzo secolo.

Gela è sotto il ricatto della salute pubblica e mentre lecca le sue ferite finisce per consentire la costruzione di una struttura sanitaria dove non avrebbe dovuto, pur in presenza di alternative, accettando di oscurare definitivamente risorse che domani potevano essere preziose.
Il ricatto dello scarso potere d'acquisto dei cittadini produce decisioni incomprensibili sul mercato settimanale la cui variante giunge frettolosamente in Consiglio comunale, ma ancora una volta, senza la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) o, quanto meno, senza la Verifica di Esclusione, procedura molto più rapida e più consona al tema.

Il sito è periferico, molto più di quanto non lo fu la scelta iniziale del cavalcavia, questo si, senza impatto, prossimo al centro abitato, più economico da adeguare e di immediata disponibilità oltre al vantaggio di poter tornare sui propri passi quando decisioni più ponderate fossero mature. No trascurabile infine l'assenza di consumo di suolo.
Appare saggia l'opinione del consigliere Cirignotta quando indica di non procedere con varianti parziali nel momento in cui gli sforzi si concentrano sull'approvazione definitiva del Prg, si potevano evitare verifiche di legittimità edilizie riguardanti lo stesso Cirignotta nel momento in cui sostiene tesi non condivise. Crediamo si sia trattato di verifica necessaria e indipendente dalle sue dichiarazioni, ma sarebbe stato meglio che la concomitanza non ci fosse stata.

Mi chiedo se le numerose varianti che si sono succedute negli anni – modus operandi consolidato da qualche lustro – hanno interessato aree pubbliche e aree vincolate a standard urbanistici che per legge sono inalienabili, ne destinabili a scopi diversi dall’interesse più marcatamente pubblico.
Gela, una città incapace di far valere il proprio peso specifico di sesta città della Sicilia e così si continua a percorrere una maledetta strada che porta a Catania e a Gela, dove ha perso la vita, ultimo di una lunga lista di morte, un ragazzo meraviglioso e speciale: Tommaso Nicoletti, che avrebbe potuto essere ancora in vita se solo avessimo avuto il coraggio di perseverare nel pretendere che quella strada, causa di lutti, fosse dotata di corsie separate.

Questo è il quadro, non certo entusiasmante, che il sindaco ha davanti a se. Deve aver sentito il bisogno di serrare le fila, ma i “signori della politica” non c'erano, rendendo al sindaco e alla città un secondo “sgarbo” dopo quello giunto dalla Raffineria.
Forse è giunto il momento di ricordare a noi tutti che il candidato sindaco Angelo Fasulo ha avuto più consensi di quanto non ne abbiano avuti tutti questi “signori” che lo sostenevano messi insieme. Senza il personale plebiscito del sindaco al secondo turno gli onorevoli avrebbero perso le elezioni. E’ quindi a lui che devono essere grati, non viceversa.

Per questo, caro sindaco, vada avanti, faccia ciò che ritiene giusto, assumendosene con coraggio le responsabilità. Informi e coinvolga i cittadini su ciò che sta facendo, si sottragga ai condizionamenti qualora ce ne fossero. Ciascuno dovrà rispondere alla città di ciò che avrà fatto per il ruolo che gli elettori gli ha assegnato: il parlamentare europeo racconterà ai suoi elettori cosa ha fatto in Europa, gli altri in Regione e in Provincia. Insomma, chi vuole fare il sindaco senza averne titolo, la smetta! Per il bene della città, che ha già scelto chi voleva per quel ruolo.


Autore : Francesco Salinitro

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