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Corriere di Gela | Che gioia rivedere quei reperti
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notizia del 22/12/2008 messa in rete alle 21:45:28
Che gioia rivedere quei reperti

Che sensazione strana, indescrivibile, ho provato nel vedere dei reperti archeologici, non in uno scavo, ma all’interno di una cassa di legno, sicuramente dimenticata in un polveroso stanzone del Municipio, nascosta sotto numerosi faldoni di vecchi incartamenti del Comune del secolo scorso. Che cosa poteva contenere quella cassa, mi chiedevo, mentre la disseppellivo da un cumulo di carte vecchie piene di fastidiosi piccolissimi insetti e di carpette maleodoranti. Tutto avrei potuto immaginare ma mai che quella cassa potesse contenere dei manufatti di nostri antichi progenitori. Quando riuscii ad aprirla, fui tanto stupito nel vederne il contenuto che rimasi immobile per diversi secondi. Reperti archeologici? Si, proprio reperti archeologici; decine di vasi di diversa forma, alcuni a vernice nera altri figurati, cocci di diverse dimensioni e di tutti i tipi, anche la punta di una lancia e altro.
La prima cosa che mi balenò nella mente fu quella di chiuderla e seppellirla di nuovo sotto le vecchie carte per evitare che qualcuno la potesse vedere. Infatti, se qualche improvvisato tombarolo si fosse accorto della presenza della cassa l’avrebbe sicuramente trafugata. Subito dopo andai prima nell’ufficio do’ ziu Finu Raniolu, resposabile allora di quell’archivio, per avvisarlo della scoperta e successivamente nella stanza del primo cittadino dove trovai il compianto Ottavio Liardi, vice del sindaco; fu lui a telefonare al museo per richiedere che qualcuno del personale venisse a prelevare la cassa con tutto il suo incredibile contenuto.
Comunque quel primo lunedì della seconda decade di dicembre del 1982, con l’intervento di alcuni messi comunali, la cassa di mitragliatrice fu prelevata e con la massima cura portata nella stanza del sindaco dove, successivamente, alla presenza del personale del museo, fu sigillata e prontamente trasportata da mani sicure al museo.
Ringrazio l’amico direttore Salvatore Gueli per la sensibilità che ha avuto nel recepire la mia proposta di “diseppellire” dopo ben 26 anni, dallo strapieno scantinato di questo museo, la cassa con i reperti che per l’occasione della loro esposizione sono stati affidati alle mani di Totò Burgio, maestro fine del restauro, e alla sapienza della dott.ssa Claudia Lambrugo che li ha studiati e datati.


Autore : Nuccio Mulè

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