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Corriere di Gela | Quando la politica non è una cosa seria
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notizia del 22/11/2010 messa in rete alle 21:44:54
Quando la politica non è una cosa seria

Analizzare gli attuali fatti della politica, nazionale e locale, è un esercizio alquanto arduo e purtroppo spesso inutile. La realtà politica infatti supera di gran lunga anche le più fantasiose opinioni sulla stessa. Nonostante ciò, ritengo valga la pena continuare ad esprimere il proprio punto di vista, in particolare sulla realtà locale, che è poi quella su cui possiamo sperare di potere minimamente incidere anche solo scrivendo un articolo di giornale.

L’occasione per una personale riflessione sul rapporto tra leader e componenti di un partito o movimento nella politica nostrana mi viene offerta dalle recenti proclamazioni dei segretari/coordinatori provinciali di PdL e Pd: ì due metodi diversi per arrivare all’indicazione dei “massimi” rappresentanti dei due partiti in Provincia di Caltanissetta; un unico comune denominatore, la “farsa”.

Il popolo delle libertà ha scelto il proprio coordinatore attraverso la nomina diretta da parte degli organismi superiori, senza consultare il “popolo” a cui si richiama. Il prescelto è Raimondo Torregrossa, deputato regionale di San Cataldo, vicino – come altrimenti difficilmente potrebbe essere – al cognato Alessandro Pagano, a sua volta deputato nazionale e leader del PdL in questa provincia. Tutto in regola, ovviamente.

Lo Statuto del partito legittima questo metodo, se non fosse che, anche questa volta, il vero deus ex machina non assume responsabilità dirette e quindi raccoglierà eventualmente solo gli onori, lasciando ad altri gli oneri, con annesse tremende sconfitte elettorali.

Ciò è già accaduto per la candidatura a sindaco di Gela del dott. Salvatore Tringali, fortemente voluta da Pagano.

Dopo il disastroso risultato delle tre liste di destra, in particolare del partito delle libertà, e quello deludente del candidato sindaco, l’onorevole Pagano ha abbandonato quella che lui stesso chiama “la sua amata Gela”. Correttezza e trasparenza democratica dovrebbero essere alla base del comportamento di un leader il quale dovrebbe rispondere delle scelte effettuate e degli errori commessi, ancor prima che agli elettori, ai tesserati e simpatizzanti del partito.

Quanto al Partito democratico, sceglie il proprio segretario “democraticamente”, ma non sempre. Le primarie, infatti, valide per scegliere il segretario nazionale, non lo sono per la scelta di quello provinciale e locale. I potentati del partito stanno a Gela (un deputato europeo e due parlamentari regionali), ma, come era da tempo già previsto, è diventato segretario provinciale Giuseppe Gallè di Caltanissetta, che ha ottenuto un ampio consenso. Per l’occasione sono mutate le alleanze all’interno del partito: Speziale è diventato alleato di Crocetta il quale, contro di lui, a maggio scorso sosteneva l’attuale sindaco di Gela, Angelo Fasulo, proposto e sostenuto da Miguel Donegani che, a sua volta, nella corsa alla segreteria provinciale, ha sostenuto l’ex senatore Montagnino. Potenza della democrazia interna o, forse più semplicemente, calcoli elettoralistici di tipo personale? Agli iscritti non resta dunque che un ruolo marginale nelle assemblee provinciali e comunali del partito. Si dirà che il Pd è un grande partito e, per questo, ha al suo interno diversi leader. Credo che la leadership debba essere riconosciuta e riconoscibile in capo ad una persona che incarni la linea politica del partito e rappresenti la maggioranza dei partecipanti al partito stesso. Sarà il leader a prendersi tutte le responsabilità in caso di fallimento della linea politica da lui proposta e attuata.

Per tornare poi alla presunta “grandezza” del partito democratico, la sua forza elettorale, sia in Provincia che a Gela, non è maggiore, ad esempio, di quella del movimento per l’autonomia guidato in Provincia di Caltanissetta dall’ onorevole Pino Federico. Alle ultime elezioni comunali il Pd ha preso praticamente gli stessi voti del MpA. Quanto al ritorno, sotto il comune simbolo del partito democratico, di coloro che si sono candidati nella lista democratici per gela a sostegno di Speziale, non significa che nel Pd vi sia un confronto dialettico, ma piuttosto che è in atto uno scontro per il controllo del partito e del potere politico che esso rappresenta. Basta vedere i recenti attacchi di Crocetta al suo ex pupillo Donegani. In definitiva, solo un vero leader può garantire la mediazione politica all’interno di un partito o movimento. Per questo penso che spetti al leader, in modo trasparente e chiaro, indicare il coordinatore/segretario provinciale e locale. È il leader che deve prendersi la responsabilità di scegliere la classe dirigente del partito e quella politico-amministrativa del territorio. Finito il tempo dei vecchi partiti correntizi, spero stia passando pure la fase del liderismo sfrenato. E finalmente arrivi il momento in cui i partiti anche da noi, sia a livello nazionale che locale, abbiano una vera leadership come in tutto il resto del mondo civile.


Autore : Emanuele Antonuzzo

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