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Corriere di Gela | La memoria corta e la cattiva coscienza
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notizia del 05/09/2009 messa in rete alle 14:27:15
La memoria corta e la cattiva coscienza

La scorsa settimana si è tenuta una tavola rotonda presso il Club Vela di Gela. Tema, le problematiche urbanistiche e territoriali.
Hanno partecipato esponenti del Comune, del Club Vela e il sottoscritto. Oggi, dopo quell’incontro, devo prendere atto dello scarso interesse di quest’Amministrazione ad entrare nel merito delle questioni più scottanti del territorio e del Piano regolatore. Un’iniziale dibattito aveva animato il confronto, ma il pochissimo tempo a disposizione a fronte dei numerosi oratori chiamati ad esprimersi, non ha consentito alle opinioni di svilupparsi in modo utile. E’ emerso invece un forte interesse del folto pubblico presente per argomenti solitamente relegati alle competenze degli addetti ai lavori. Eppure, in questo contesto piuttosto controllato, anziché rispondere alle questioni sollevate (incongruenze del Prg, gravi carenze trasportistiche che isolano il territorio gelese dal resto della Sicilia, modo di costruire con grandi problematiche sulla salute dei residenti, qualcuno ha trovato modo e ragioni di polemizzare con il sottoscritto dichiarandosi fortemente preoccupato per lo scempio che provocherà il Centro di Radioterapia nell’area dell’ex Ospizio Marino additandomi tra i responsabili di ciò che accadrà per aver “condiviso” quella soluzione.
La memoria di chi ha puntato il dito è corta, o quanto meno, scarsa l’attenzione dedicata alla lettura degli articoli attraverso i quali avevo espresso la mia opinione.

In quegli articoli, pubblicati su questo stesso giornale e perciò facilmente recuperabili, condividevo il giudizio sulla demolibilità delle rovine dell’ex Ospizio, ma nello stesso tempo avvertivo che “é bene che la città tenga conto fin d’ora che in quel sito ritrovamenti archeologici importanti sono assai probabili. In quel caso, si eviti l’imbarazzante “spinta” alla loro distruzione in nome del nuovo Centro di Radioterapia come già avvenuto per il parcheggio Arena. Sarebbe più saggio, per la pubblica amministrazione, individuare un’altro sito dove far sorgere il Centro, magari in zona periferica per cogliere l’opportunità di riqualificare quelle aree e per garantire che un servizio così importante si realizzi anche in presenza d'auspicabili ritrovamenti archeologici. Inserire una struttura di servizio pubblico nella periferia cittadina significherebbe iniziare quell’azione di risanamento urbano che si concretizza inserendo funzioni diverse nella residenza. Per far questo è possibile contrattare una permuta fra le aree di proprietà comunale, anche appositamente acquisite, e le aree di proprietà dell’Ente ospedaliero. I tempi, volendo, possono essere brevi se le procedure sono concertate anzitempo con gli Enti competenti.

In quest’ipotesi l’area dell’ex Ospizio rimarrebbe di proprietà pubblica rendendo possibili decisioni meno frettolose sull'utilizzo futuro. Realizzare la struttura sanitaria a nord della città, oltre ad avere come effetto la riqualificazione di quei luoghi, consentirebbe di realizzare un progetto “libero” dai condizionamenti di contesto e sarebbe di alto valore simbolico potendo essere esempio per un modo diverso di progettare e di costruire. Il servizio di Radioterapia potrebbe essere dotato meglio di sufficienti parcheggi e di ampi giardini per degenti e operatori, ma anche attraverso un'oculata progettazione, per i residenti della zona. Il progetto, se realizzato nell’area dell’ex Ospizio dovrebbe, al contrario, tenere conto di altezze e volumi coerenti con il contesto e con la dimensione ridotta dell’area a disposizione. Sarebbero minime le dotazioni standard e permane il rischio di sospensioni per gli eventuali ritrovamenti archeologici.”

Questa era, ed è tutt’ora, ciò che penso sull’argomento. Erano suggerimenti articolati e propositivi, niente affatto accondiscendenti nei confronti della soluzione adottata. L’Amministrazione comunale se avesse voluto evitare ciò che oggi ritiene essere uno “scempio” sapeva cosa fare.
Se dovessero insorgere problemi sull’ubicazione e sul progetto come paventato nel corso della tavola rotonda, l’Amministrazione comunale, l’unica ad avere ruolo e titolo per agire, ne porterà per intero la responsabilità. Tentativi maldestri di addossare ad altri la propria inconcludenza o per salvare la propria cattiva coscienza hanno le gambe corte. Lo stesso direttore sanitario intervenendo alle poche battute concesse al dibattito, ha ribadito che “l’Azienda ospedaliera aveva messo a disposizione l’area di cui disponeva, l’Amministrazione comunale, se effettivamente sensibile allo scempio, aveva la possibilità di mettere a disposizione un’altra area”. Aggiungo che aveva anche gli strumenti per discutere gli aspetti ambientali della proposta e di contestualizzare il progetto (che personalmente non conosco), ma tutto questo non lo ha fatto. L’inerzia avrebbe impedito di realizzare un servizio essenziale per gli ammalati di Gela e del comprensorio. Il dovere dell’Amministrazione comunale era da un lato di garantire quel servizio, dall’altro di salvaguardare il territorio, ma invece di agire, oggi punta il dito su chi l’aveva messo sull’avviso ed ha l’unico potere della denuncia. Comportamento da applausi, non c’è che dire.


Autore : Francesco Salinitro

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Caro Architetto Salinitro, mi corre obbligo rappresentarle che negli ultimi 5 anni sono stati realizzati diversi piani di costruzioni, con edilizia di tipo convenzionata, in variante al PRG. All'interno delle stesse sono state individuate aree destinate ad attrezzature di quartiere, le stesse possono ancora oggi essere ceduti dal Comune per la realizzazione della Struttura Sanitaria. Aggiungo che in alcune di queste aree sono state gia previste delle strutture SANITARIE. Mi pare abbastanza evidente, che la polemica posta in essere era assolutamente tendenzione e inopportuna, sopratutto rispetto al ruolo istituzionale che il suo interlocutore ha ed ha avuto nelle scelte che si fanno in questa città.

Autore: giovambattista  mauro
data: 10/09/2009
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